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Home > Blog > Cobot e saldatura: rischi reali, sicurezza e cosa dice la normativa ISO 10218
Nel mondo dell’automazione industriale c’è una frase che continua a circolare, soprattutto quando si parla di saldatura robotizzata:
“Il cobot è sicuro perché è collaborativo.”
È una semplificazione comoda, ma tecnicamente sbagliata. Chi progetta, integra o utilizza realmente sistemi robotici sa che la sicurezza non è mai una proprietà del robot. È il risultato di un equilibrio più complesso, che coinvolge processo, layout, operatore, logiche di controllo e architettura complessiva. Le norme più recenti – in particolare la ISO 10218-2:2025 e, a livello concettuale più evoluto, IEC 127:2026 – vanno tutte nella stessa direzione: la sicurezza è una proprietà del sistema, non del componente. E questo, nella saldatura, diventa ancora più evidente. Questo approccio è tipico delle moderne soluzioni con robot collaborativi, in cui integrazione, sicurezza e controllo del processo sono progettati come un sistema unico.
ISO 10218-2 è molto chiara su un aspetto spesso ignorato: non si parla di robot, ma di robot application.
Una applicazione robotica di saldatura automatizzata comprende:
Questo significa che il rischio non nasce dal movimento del braccio in sé, ma da come tutto questo sistema interagisce. IEC 127 rafforza ulteriormente questo approccio: introduce una visione in cui la sicurezza non è più solo “protezione da un pericolo”, ma gestione coerente delle funzioni, degli stati e delle interazioni di sistema.
Tradotto in pratica:
puoi avere un robot “collaborativo” e un sistema non sicuropuoi avere un robot industriale tradizionale e un sistema perfettamente sicuro
La differenza non è nel robot. È nel progetto.
Un altro equivoco diffuso: il termine “cobot”.
Dal punto di vista normativo, il cobot non esiste. Esistono invece le applicazioni collaborative.
Una applicazione è collaborativa quando:
E questo può avvenire con:
La ISO 10218-2 identifica chiaramente le modalità collaborative:
Ma qui c’è il punto chiave:
queste non sono “feature del robot”sono funzioni di sicurezza da progettare, parametrizzare e validare
IEC 127 aggiunge un livello ulteriore: queste funzioni devono essere coerenti tra loro, integrate nel sistema e gestite nei diversi stati operativi.
Non basta che funzionino. Devono funzionare insieme.
Per capire davvero cosa significa tutto questo, ha senso uscire dalla teoria e guardare un sistema reale.
Nel caso del tavolo di saldatura cobot assistita , il progetto non nasce per “mettere un cobot a saldare”, ma per costruire un equilibrio tra:
Il cobot esegue i cordoni programmati.Il saldatore rimane centrale: definisce parametri, traiettorie, qualità.
Questo è già un primo punto normativamente corretto:il sistema non è autonomoè assistito e supervisionato
Nella saldatura, i rischi principali non sono legati al robot:
Questi rischi esistono anche se il robot si muove lentamente o ha PFL attivo.
Ed è qui che molti sistemi “cobotizzati” mostrano il loro limite:si concentra tutto sull’interazione uomo-robot, ma si dimentica il processo.
Nel tavolo cobot assistito, invece, il progetto tiene conto di questo.
Prendiamo alcuni elementi concreti del sistema e leggiamoli con occhi normativi.
Tavolo aspirato
Non è un accessorio.
È una misura tecnica che:
Dal punto di vista ISO 10218-2:→ è una misura di riduzione del rischio legata al processo
Dal punto di vista IEC 127:→ è parte dell’architettura funzionale del sistema, non un elemento isolato
Struttura scorrevole e volume semi-confinato
La struttura superiore:
Qui si vede un concetto importante:
non è una “gabbia classica”ma nemmeno una collaborazione libera, quando si collabora il layout agevola
È una soluzione ibrida progettata sulla funzione
IEC 127 aiuta a leggere questo tipo di scelte:la sicurezza non è binaria (recinto sì/no), ma dipendente dallo stato operativo del sistema.
Finestra di ispezione
Permette:
Questo è un esempio perfetto di integrazione tra:
Simulazione ad arco spento
Prima dell’arco:
ISO 10218-2 lo richiede come parte della verifica del programma (variabile)
IEC 127 lo rafforza:è una fase di validazione del comportamento del sistema, non solo del robot.
Se si guarda questo sistema nel suo insieme, emerge chiaramente una logica strutturata:
Questo è esattamente ciò che ISO 10218-2 richiede:
E ciò che IEC 127 porta a un livello più evoluto:
Il cobot in questo contesto è utile, ma per motivi precisi:
Ma non elimina:
Infatti, il sistema descritto chiarisce esplicitamente:
non è una cella autonomanon sostituisce la competenzanon elimina la responsabilità
Questo è perfettamente coerente con l’approccio normativo.
Il punto più sottovalutato: gli stati del sistema
Uno degli aspetti più interessanti (e spesso ignorati) riguarda gli stati operativi:
Ogni stato ha:
IEC 127 introduce proprio questa visione:
la sicurezza non è staticaè legata al comportamento del sistema nel tempo
Ed è qui che si gioca la vera differenza tra un sistema “che funziona” e uno progettato bene.
Se c’è un messaggio da portare a casa, è questo:
il passaggio da robot → cobot non è il vero saltoil vero salto è da componente → sistema
ISO 10218-2 ci dice come progettare applicazioni sicure.IEC 127 ci spinge a fare un passo oltre: progettare sistemi coerenti, integrati, robusti.
Nel caso della saldatura cobot assistita, questo significa:
Ed è proprio qui che nasce la differenza tra chi installa cobot e chi progetta applicazioni di automazione ibride cobot assistite.
Gianni Ossola è consulente senior in automazione industriale e robotica collaborativa presso Homberger.
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