Oltre l’automazione: il valore autentico della robotica collaborativa

AUTOMATIKA FIERA 2
AUTOMATIKA FIERA 2

Da Automatica 2025 alla fabbrica, con uno sguardo critico

Partecipare ad Automatica 2025 fiera bavarese, è stato per me, come Cobotista, un momento di grande stimolo e confronto. La fiera rappresenta da sempre una vetrina d’eccellenza per l’innovazione tecnologica, ma è anche un termometro affidabile dello stato culturale del nostro settore. Quest’anno, accanto all’ammirazione per le novità tecniche, ho sentito crescere dentro di me una consapevolezza più lucida: il mondo dei Cobot sta crescendo ancora principalmente nella forma, mentre la robotica collaborativa non decolla soprattutto nella sostanza. I cobot sono ovunque, ma la vera collaborazione uomo-macchina resta ancora marginale.

Il fermento tecnologico di Automatica 2025

Automatica 2025 si è confermata un punto di riferimento mondiale per le tecnologie di automazione e robotica. Le principali novità presentate dai costruttori hanno evidenziato un forte orientamento a:

  • Maggiore potenza computazionale integrata nei controller robotici
  • Interfacce uomo-macchina sempre più intuitive e no-code
  • Integrazione nativa di visione artificiale e sensori di forza
  • Connettività evoluta per l’industria 4.0
  • Integrazione tra robot fissi e mobili (cobot + AMR)

Fabbricanti come UR, Doosan, Fanuc, KUKA, ABB, Techman hanno proposto soluzioni tecnicamente avanzate, molte delle quali spinte da AI, deep learning, machine vision e tool digitali per la simulazione e programmazione offline. Tuttavia, l’impressione diffusa è che queste innovazioni siano state in gran parte orientate a ottimizzare tempi ciclo, efficienza produttiva e sostituzione dell’operatore, anziché supportare un modello evolutivo inclusivo fondato sulla vera collaborazione uomo-robot.

Robotica industriale vs robotica collaborativa: due paradigmi diversi

La robotica industriale classica ha da sempre avuto un obiettivo chiaro: ottimizzare i processi, eliminare gli sprechi, velocizzare i cicli produttivi. In quest’ottica, il robot sostituisce l’uomo. Agisce in spazi segregati, con velocità e precisione, all’interno di un flusso produttivo pensato per la massima efficienza secondo la logica del MUDA, ovvero l’eliminazione delle attività prive di valore.

La robotica collaborativa, invece, nasce per rispondere a un’esigenza diversa: dare valore ai processi manuali, renderli sostenibili, affiancare e assistere le persone invece di sostituirle. Il paradigma è completamente diverso: il cobot agisce accanto all’operatore, nello stesso spazio e nello stesso tempo, con l’obiettivo di ridurre il carico fisico e cognitivo (MURI), migliorare l’ergonomia e stimolare l’intelligenza umana, non quella artificiale.

DOOSAN ROBOTICS 2
DOOSAN ROBOTICS 2

La robotica collaborativa: significato e livelli applicativi

Per chiarezza concettuale, riprendiamo la definizione operativa di “robotica collaborativa”. Il termine non si riferisce unicamente al tipo di robot (cobot), ma alla modalità di interazione tra uomo e macchina. Esistono diversi livelli di collaborazione, definiti anche dallo standard ISO/TS 15066:

  1. Coesistenza: uomo e robot operano vicini ma senza condividere spazio
  2. Condivisione dello spazio: uomo e robot condividono lo spazio ma lavorano in tempi differenti
  3. Collaborazione sequenziale: l’operatore lavora a un task e il robot completa o prepara l’operazione
  4. Collaborazione simultanea: operatore e robot agiscono simultaneamente nello stesso spazio
  5. Collaborazione adattiva: robot si adatta in tempo reale al comportamento umano, diventando partner attivo

I livelli 3, 4 e 5 rappresentano il cuore della robotica collaborativa applicata, dove l’interazione non è solo spaziale ma anche funzionale, cognitiva ed ergonomica. In questi casi, l’uomo non è sostituito, ma potenziato.

Il paradosso di Automatica: tanta tecnologia, poca collaborazione

In fiera, la maggior parte delle demo viste, anche tra i big player, proponeva applicazioni dove i cobot:

  • Operavano isolati da barriere o delimitazioni virtuali
  • Completavano operazioni automatizzate senza interazione con operatori umani
  • Dimostravano velocità, precisione e capacità di visione avanzata

Queste soluzioni erano spesso coerenti con i livelli 1 o 2 di collaborazione, ovvero coesistenza o condivisione di spazio, ma prive di qualsiasi elemento di cooperazione simultanea o adattività. Eppure, proprio questi ultimi sono i contesti in cui la robotica collaborativa esprime tutto il suo valore strategico.

COBOT ASSEMBLAGGIO 1

Cobot e produttività: la differenza tra MUDA e MURI

Un elemento trascurato dalla comunicazione industriale è proprio la differenza culturale tra robotica industriale e robotica collaborativa.

La prima si fonda sul recupero del tempo (MUDA), riducendo sprechi e inefficienze. La seconda, invece, punta a ridurre il sovraccarico umano e tecnico (MURI).

L’obiettivo di una cella collaborativa non è solo rendere più veloce il ciclo produttivo, ma:

  • Alleggerire il carico fisico e cognitivo dell’operatore
  • Favorire la permanenza in attività di personale esperto e maturo
  • Migliorare l’ergonomia e ridurre i rischi muscoloscheletrici
  • Rendere più inclusiva e accessibile la produzione

Tutti elementi che, se integrati, migliorano anche la produttività sostenibile, riducendo turnover, assenteismo e problemi di qualità.

Le statistiche IFR: tanti cobot, poche vere collaborazioni

Secondo i dati 2023 dell’International Federation of Robotics (IFR), i cobot rappresentano circa il 10,5% dei robot industriali installati a livello globale (oltre 57.000 unità). Tuttavia, la stragrande maggioranza delle applicazioni documentate rientra ancora nei livelli di collaborazione 1 e 2.

Questo conferma quanto visto ad Automatica: la collaborazione piena è ancora un’eccezione, nonostante le potenzialità tecnologiche siano ormai diffuse.

Casi concreti: quello che si può (già) fare

L’IFR ha pubblicato numerose case study dove i livelli 4 e 5 sono già realtà. Tra i più emblematici:

  • Assemblaggio elettronico in linea: cobot e operatore eseguono in parallelo micro-task, coordinandosi su feedback sensoriali.
  • Laboratori pharma: cobot predispongono materiali e supportano i tecnici riducendo gesti ripetitivi e favorendo precisione.
  • Logistica e packaging: operatori e cobot condividono compiti con assegnazione dinamica in base alla disponibilità di spazio o materiale.

Questi esempi, pur documentati e tecnicamente replicabili, non erano rappresentati in modo esplicito o pedagogico negli stand di Automatica 2025.

L’assenza di proselitismo collaborativo

Ciò che è mancato in fiera in modo quasi totale è stato il proselitismo culturale della collaborazione uomo-cobot. Nessun costruttore ha promosso modelli applicativi in cui il cobot sia:

  • Strumento per democratizzare la produzione
  • Supporto ergonomico e inclusivo all’operatore umano
  • Mezzo per riqualificare compiti manuali
  • Partner sensibile in contesti artigianali o ad alto valore aggiunto umano

Al contrario, molti messaggi vertevano ancora sul mito dell’automazione totale, cancellando di fatto l’uomo dalla scena produttiva.

Il ruolo dell’operatore: da utente a protagonista

In un recente articolo da me pubblicato su LinkedIn (“L’importanza degli operatori nei processi manuali”), ho sostenuto che l’operatore è l’esperto del processo, il custode di qualità, adattabilità e decisione.

Il cobot, in questo scenario, deve:

  • Ridurre il carico operativo, non la presenza umana
  • Potenziare la precisione e la sicurezza
  • Aumentare la soddisfazione e la permanenza del personale esperto

Solo così la collaborazione può diventare valore aziendale e vantaggio competitivo sostenibile.

La collaborazione reale migliora persone e processi

La vera robotica collaborativa non si limita a sostituire il gesto, ma trasforma l’interazione. Ecco alcuni esempi concreti dei vantaggi che può generare:

  • Riduzione dei disturbi muscoloscheletrici grazie alla ripartizione intelligente dello sforzo fisico.
  • Incremento della qualità: l’operatore si concentra su attività di valore, il cobot sulle ripetizioni.
  • Versatilità dei processi: i sistemi diventano adattabili anche a piccole serie o prodotti personalizzati.
  • Inclusione della forza lavoro: il compito diventa accessibile a operatori di diversa età, sesso, abilità.
  • Coinvolgimento professionale: l’operatore sente di collaborare con una tecnologia al suo servizio.

Inoltre, l’impatto è sistemico: si riduce il turnover, aumenta la produttività, si sviluppano competenze digitali.

Cobot intelligenti senza intelligenza collaborativa?

Molti costruttori di cobot hanno oggi raggiunto livelli impressionanti di sviluppo: bracci leggeri, interfacce intuitive, sensori avanzati, programmazione semplificata. Tuttavia, queste tecnologie restano in gran parte sottoimpiegate rispetto al potenziale collaborativo.

L’integrazione di sistemi di visione, sensori tattili, comandi vocali, intelligenza ambientale potrebbe abilitare forme evolute di collaborazione (come mostrato in letteratura da sistemi come Preference Learning o Ergonomic Feedback). Ma ciò richiede uno sforzo progettuale, culturale e normativo che pochi integratori oggi sono pronti a sostenere.

Un invito ai costruttori: oltre la macchina, verso l’applicazione

L’auspicio è che i fabbricanti di robot collaborativi inizino a investire non solo nel design delle macchine, ma anche nella diffusione di buone pratiche applicative. Serve:

  • Formazione specifica su collaborazione di livello 4–5
  • Demo realistiche di processi condivisi
  • Coinvolgimento di ergonomi, operatori, progettisti HRC
  • Diffusione di tool didattici per clienti e integratori

La sfida non è più costruire cobot più veloci o più precisi, ma costruire cultura sulla robotica collaborativa

Perché promuovere la collaborazione avanzata conviene a tutti?

Dare priorità alla collaborazione reale significa costruire fabbriche più resilienti, inclusive, flessibili. Significa:

  • Affrontare il calo demografico e la carenza di manodopera qualificata.
  • Trasformare lavori usuranti in compiti gestibili e professionalizzanti.
  • Attrarre nuove generazioni verso la produzione, grazie a tecnologie più “umane”.

E per le aziende costruttrici, significa uscire dalla guerra dei prezzi sul robot, e tornare a proporre valore applicativo. Chi guida oggi lo sviluppo delle vere applicazioni collaborative si differenzierà sul mercato, creando ecosistemi sostenibili.

Una responsabilità culturale: i fabbricanti di cobot siano promotori, non solo fornitori

Serve un cambiamento. I costruttori devono investire in cultura della robotica collaborativa:

  • Formare integratori e clienti sui livelli di collaborazione e le tecnologie necessarie.
  • Sostenere la progettazione di celle ibride realmente uomo-cobot.
  • Sviluppare librerie di task collaborativi preconfigurati per i livelli 4 e 5.
  • Finanziare sperimentazioni in contesti produttivi reali.

Non basta più proporre il cobot come robot semplificato. Serve guidare un’evoluzione delle pratiche produttive che metta l’essere umano al centro, non come ingranaggio da affiancare, ma come protagonista da valorizzare.

Riflessioni finali: Automatica e il futuro della collaborazione

Da professionista che lavora ogni giorno nell’integrazione e nell’uso reale dei cobot, so quanto valore possono creare, se usati con consapevolezza. La prossima sfida non è produrre un cobot da 20 kg più veloce e più preciso, per quel tipo di esigenza esistono già i robot tradizionali, la sfida è ideare, promuovere e progettare applicazioni collaborative “vere”.

La robotica collaborativa è una straordinaria opportunità per le aziende che vogliono trasformare i processi manuali senza sacrificare l’esperienza umana. È uno strumento potente per migliorare le condizioni di lavoro, aumentare la qualità e rispondere alla carenza di personale qualificato.

Ma affinché ciò accada, servono scelte coraggiose:

  • Fabbricanti Cobot più attivi nella promozione dei livelli collaborativi avanzati
  • Integratori orientati alla personalizzazione HRC, non solo all’automazione
  • Aziende capaci di vedere nell’operatore non un costo, ma una risorsa da valorizzare

Il mio viaggio ad Automatica 2025 mi ha confermato una cosa: il futuro della robotica collaborativa non sarà determinato solo dai cobot, ma dalla volontà di metterli davvero al servizio delle persone.

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Gianni Ossola

Gianni Ossola è consulente senior in automazione industriale e robotica collaborativa presso Homberger.

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