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Home > Blog > Robotica collaborativa: quanto costa davvero un processo manuale prima di introdurre un cobot?
Quando si valuta l’introduzione di un cobot in un processo produttivo, le prime domande riguardano quasi sempre il costo dell’investimento, il tempo di rientro e l’incremento di produttività ottenibile.
Sono aspetti importanti, ma rappresentano solo una parte dell’analisi.
Prima ancora di parlare di robotica collaborativa, è fondamentale porsi una domanda diversa: Quanto costa oggi mantenere il processo manuale così com’è?
È proprio da questa analisi che nasce una valutazione realmente efficace. Un’applicazione collaborativa non dovrebbe infatti essere vista come l’acquisto di una nuova tecnologia, ma come un’opportunità per ripensare e ottimizzare un processo produttivo.
Se vuoi approfindire la robotica collaborativa consulta la nostra guida sul funzionamento dei cobot.
Quando si osserva una lavorazione manuale, è naturale concentrarsi sul tempo necessario per eseguire l’operazione: l’operatore preleva un componente, lo posiziona, lo assembla, lo controlla e lo deposita.
Moltiplicando il tempo ciclo per il costo orario si ottiene un costo industriale apparente.
In realtà, questo rappresenta soltanto la parte più visibile del processo.
Dietro ogni operazione manuale si nascondono numerose attività che incidono direttamente sulla produttività: ricerca dei componenti, movimenti inutili, riposizionamenti, controlli ripetuti, correzioni, tempi di attesa, affaticamento dell’operatore, perdita di ritmo durante il turno, variabilità tra operatori e dipendenza dall’esperienza delle persone.
Molti di questi elementi vengono considerati “normali”, ma in realtà rappresentano costi che raramente vengono misurati.
Ed è proprio ciò che non viene quantificato a diventare difficile da migliorare.
Un progetto di robotica collaborativa dovrebbe iniziare dall’analisi del processo produttivo e non dalla scelta della tecnologia.
Osservare il lavoro manuale significa comprenderne la sequenza operativa, individuare dove l’operatore genera realmente valore e distinguere le attività che richiedono competenze umane da quelle che rappresentano semplicemente uno spreco di tempo o di energia.
In questa fase risulta ancora estremamente attuale l’approccio sviluppato da Frank e Lillian Gilbreth attraverso i Therblig, gli elementi fondamentali del movimento umano.
Azioni come cercare, selezionare, afferrare, trasportare, posizionare, mantenere un componente, assemblare, controllare o rilasciare possono essere analizzate singolarmente per comprendere quali generano valore e quali, invece, costituiscono attività ripetitive o non necessarie.
Scomporre il lavoro in micro-operazioni permette di individuare con maggiore precisione dove intervenire.
A questo punto diventa possibile rispondere a domande fondamentali:
Uno degli equivoci più diffusi quando si parla di robotica collaborativa è associare automaticamente l’automazione alla sostituzione dell’uomo.
In realtà, l’obiettivo è esattamente l’opposto.
L’operatore genera valore quando mette a disposizione esperienza, capacità di valutazione, sensibilità, precisione, adattabilità e competenze tecniche.
Molto spesso, però, queste competenze vengono impiegate per svolgere attività ripetitive e a basso valore aggiunto: cercare componenti, trattenere pezzi, ripetere continuamente gli stessi movimenti, compensare limiti di attrezzaggio o controllare più volte una lavorazione perché il processo non è sufficientemente stabile.
La robotica collaborativa consente di trasferire queste attività al cobot, permettendo all’operatore di concentrarsi sulle operazioni dove il contributo umano continua a essere determinante.
L’obiettivo non è sostituire le persone, ma valorizzarne il lavoro.
Per valutare correttamente un’applicazione collaborativa è indispensabile partire da dati oggettivi.
L’analisi dovrebbe considerare almeno tre aspetti fondamentali.
Il primo riguarda il costo industriale del processo attuale: tempo ciclo, numero di operatori coinvolti, costo orario, volumi produttivi e mix di produzione.
Il secondo è rappresentato dai costi nascosti, spesso trascurati ma estremamente rilevanti: rilavorazioni, instabilità qualitativa, movimenti inutili, controlli aggiuntivi, affaticamento degli operatori, formazione continua, difficoltà nel reperire personale qualificato e scarsa scalabilità del processo.
Infine, occorre stimare il valore realmente recuperabile.
Non tutti gli sprechi possono essere eliminati e non tutte le attività possono essere automatizzate. Per questo motivo è necessario effettuare una valutazione realistica del beneficio ottenibile, evitando di costruire business case basati su aspettative irrealistiche.
Il ritorno dell’investimento e il tempo di rientro rimangono indicatori fondamentali, ma non possono rappresentare gli unici criteri decisionali.
Un processo può avere un payback interessante ma presentare criticità significative dal punto di vista della sicurezza o dell’ergonomia.
Allo stesso modo, un’applicazione con un ritorno economico meno immediato può risultare strategica perché migliora la qualità del prodotto, riduce la dipendenza da personale altamente specializzato, aumenta la flessibilità produttiva e rende il processo più resiliente.
Per questo motivo la valutazione di un progetto di robotica collaborativa dovrebbe considerare un insieme più ampio di fattori:
Sono tutti elementi che incidono concretamente sulla competitività dell’azienda. Consulta il nostro ROI Calculator per la pallettizzazione.
Ogni applicazione collaborativa deve partire da una valutazione preliminare della sicurezza.
Prima ancora di approfondire gli aspetti economici è necessario verificare layout, accessi, spazi di lavoro, utensili utilizzati, componenti movimentati, velocità operative, forze applicate, modalità collaborative, sistemi di arresto e procedure di validazione.
La sicurezza non rappresenta una fase successiva del progetto, ma un requisito imprescindibile fin dall’inizio.
È inoltre importante ricordare che un cobot non è automaticamente sinonimo di applicazione sicura. La conformità dipende dalla corretta progettazione dell’intero sistema e dalla valutazione dei rischi prevista dalla normativa.
Il vero valore della robotica collaborativa non risiede esclusivamente nella tecnologia.
Nasce dalla capacità di osservare il lavoro manuale, comprenderne le criticità e trasformare dati qualitativi in elementi misurabili.
Solo così diventa possibile capire dove l’operatore genera valore, dove il processo produce sprechi, dove l’ergonomia può essere migliorata e dove esistono reali opportunità di ottimizzazione.
Quando l’analisi viene condotta con questo approccio, il dialogo cambia completamente.
Non si parla più semplicemente di acquistare un cobot, ma di riprogettare un processo produttivo sulla base di dati concreti.
La robotica collaborativa rappresenta uno strumento estremamente efficace quando nasce da un’analisi approfondita del processo produttivo.
Prima di valutare il costo di un cobot è fondamentale comprendere il costo del processo manuale esistente, considerando non solo il tempo ciclo ma anche tutti quei fattori che incidono su produttività, qualità, ergonomia, sicurezza e organizzazione del lavoro.
Solo partendo da questa analisi è possibile individuare le soluzioni più adatte e costruire applicazioni collaborative realmente sostenibili dal punto di vista tecnico, economico e operativo.
In Homberger affrontiamo ogni progetto con questo approccio: analizzare il processo, comprenderne le criticità e individuare la soluzione tecnologica più efficace per migliorare produttività, sicurezza e qualità, mettendo sempre al centro il valore delle persone e delle loro competenze.
Gianni Ossola è consulente senior in automazione industriale e robotica collaborativa presso Homberger.
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